ANSMM

Social media manager, nasce la prima associazione nazionale per riconoscere la professione

I social media manager sono professionisti e come tali vanno riconosciuti in un ruolo che «è sempre più centrale nel mondo della comunicazione e sempre più importante per la vita di imprese, organizzazioni e istituzioni». Da questa convinzione è nata l’Ansmm, l’Associazione nazionale social media manager, prima del genere nel nostro paese, con l’obiettivo non solo di riconoscere e tutelare la professione, ma anche di affermare diritti e doveri di chi lavora sui social, valorizzare le competenze, garantire il rispetto di regole deontologiche per arginare fake news e istigazione all’odio. E, quindi, sensibilizzare tutti all’uso consapevole delle piattaforme, anche attraverso una responsabilità sociale dei media manager.

L’idea è venuta a Riccardo Pirrone, pubblicitario e social media manager, famoso per campagne social di grande successo come quelle dei servizi funerari di Taffo, uno che conosce molto bene i social e tutti i rischi e le responsabilità che uno specialista dei social deve affrontare in rete. Pirrone, presidente della neonata associazione, spiega che «il social media manager è un professionista a tutti gli effetti, come un avvocato, e l’obiettivo non è creare un albo, ma riconoscere una professione che è ormai strategica per tutti, istituzioni, imprese, brand, cittadini, e stabilire criteri per il percorso formativo e la certificazione delle competenze».

Competenze certificate e regole deontologiche

Per questo tra gli obiettivi elencati nello statuto dell’Ansmm c’è anche l’istituzione di un ente di formazione professionale e la certificazione delle competenze per gli aspiranti professionisti dei social, che – nelle intenzioni dell’associazione – dovranno rispettare un codice etico e aiutare, così, la promozione di un’etica digitale su Twitter, Facebook, Instagram e TikTok.

Un codice Ateco per i social media manager

L’Ansmm, che conta tra i membri direttivi del Comitato anche l’avvocata Alberta Antonucci, esperta di social legal, è nata lo scorso 4 luglio e ora punta al riconoscimento istituzionale: «Vogliamo diventare associazione di categoria, con un nostro codice Ateco – spiega Pirrone – per tutelare ruolo e retribuzione del Smm in istituzioni e aziende, ma anche per intervenire nel dibattito pubblico e far capire che un social manager con competenze certificate, che è tenuto a rispettare un codice etico, anche una garanzia contro fake news, odio online e cyberbullismo».

Secondo Pirrone c’è «un problema non solo a livello di collettività, che non comprende ancora a fondo tutta l’importanza del lavoro del social media manager, ma anche a livello delle imprese, che ancora oggi – spiega – non riescono a digitalizzarsi perché non si fidano del mezzo e si non affidano completamente a dei professionisti proprio perché non sono riconosciuti come tali».

 

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